" Si parla di punire Hitler. Ma non lo si può punire. Voleva una cosa sola e l'ha avuta: essere nella storia. Sia che lo si uccida, o lo si torturi, o lo si imprigioni, o lo si umili, la storia sarà presente a proteggerne l'anima contro ogni colpo della sofferenza e della morte.
Qualunque cosa gli si infligga, si tratterà sempre di una morte storica, di una sofferenza storica; sarà storia. Come per chi è giunto all'amore perfetto di Dio ogni avvenimento, in quanto viene da Dio, è un bene, così, per quell'idolatra della storia, tutto quel che è storia è un bene. Anzi, egli è in una situazione anche più vantaggiosa; perché il puro amore di Dio abita il centro dell'anima; lascia la nostra sensibilità esposta alle offese; quell'amore non è una corazza. Mentre l'idolatria è una corazza; impedisce al dolore di penetrare fino all'anima. Tutto quel che si vorrà imporre a Hitler, non gli impedirà di sentirsi una creatura grandiosa. E soprattutto non impedirà, tra venti, cinquanta, cento o duecento anni, a un piccolo ragazzo sognatore o solitario, tedesco o no, di pensare che Hitler è stato un essere grandioso, che ha avuto dal principio alla fine un destino grandioso, e di desiderare con tutta l'anima un eguale destino. In questo caso guai ai suoi contemporanei.
La sola punizione capace di punire Hitler e di distogliere dal suo esempio i ragazzi affamati di grandezza che vivranno nei secoli a venire, è una così completa trasformazione del senso della grandezza che necessariamente lo escluda. "
Simone Weil, Preludio a una dichiarazione dei doveri verso l'essere umano, 1942 - 1943

Il presente
T’inoltrerai nel bosco, in mezzo a due
guardiani, possenti su pilastri accovacciati.
Ti accorgerai se il tratto di strada che hai percorso
ti ha seccato le labbra, oscurato la vista, tolto il fiato oppure
se hai cantato a gola aperta grida e parole con l’unico tuo passo,
solo quando, passando quel confine, ti sembrerà di stare su una barca
che scivola guidata dai fanali, sicuri sulle massime sporgenze, a guardia
dell’imbocco di ogni porto.
In fondo, i colori dispiegati sulla tela sono solo bruni e grigi.
Due colori declinati che si adagiano negli occhi di chi veglia catturando variazioni,
del respiro, della luce.
Solo campi colorati e distesi come teli. Qualche segno marca un tono,
qualche linea segna un ombra, o disegna morbidezze accoglienti come un letto.

E una linea curva e lunga accompagna lentamente verso il tono più profondo.
Fin nel sogno di un bambino, inventato dentro piani scombinati.